Progetto Bardamù

 

di Patrizia Gioia

In questi giorni dove la Memoria ha un ruolo centrale – che dovrebbe naturalmente avere ogni giorno – leggendo il libro da poco uscito che Edgarda Ferri ha scritto sulla vita di Etty Hillesum (ma per incontrare Etty non dimenticate di leggere i suoi diari ) mi sono ritrovata nuovamente davanti all’imponente figura di Julius Spier e non ho timore d’essere smentita quando dico che senza di lui Etty non avrebbe potuto diventare la straordinaria donna che è stata.

Ci sono momenti nelle nostre vite dove accade qualcosa di cruciale e il punto centrale dell’accadimento è la relazione che nasce e che ci fa nascere. L’incontro con l’uomo Spier ( che Etty nei suoi diari indica con “S.”) è stato il vero incontro con un maschile fertile dove la reciprocità è inevitabile.

Posso diventare donna/femmina più in profondità “solo” grazie all’incontro con un maschile coraggioso e temerario, tenero e appassionato, profondo e leggero, quale Julius era. Un maschile che scuote le nostre profonde radici, aprendoci stupefatte alla nostra potenzialità, facendoci trovare parole nuove e permettendoci, come anche Etty scrive, di non essere più un ” gomitolo aggrovigliato “. In questo incontro corpo anima e spirito sono inseparabili, potremmo dire che erano proprio loro il “gomitolo aggrovigliato” , dimensioni che via via, grazie alla relazione, trovano il loro giusto posto, dimensioni distinguibili, dove ognuna ha valore e compito, ma dimensioni inseparabili, cooperanti l’una nell’altra, una triade trasparente all’opera nella costruzione della nostra umanità, naturalmente con la nostra consapevolezza e responsabilità risorte.

La figura di Julius Spier mi ha sempre affascinata, è lui che per primo si offre come campo di battaglia a Etty, è lui che poco a poco le permette di togliere le pietre che sino ad allora l’avevano “sepolta” a sè stessa, è lui che le fa scoprire che l’Amore per un solo uomo è solo l’amore per sè stessi, certamente buona cosa, ma non sufficiente al nostro stare al mondo, dove ogni Altro ha necessità del nostro sguardo ( come noi lo abbiamo del loro ).

La Bellezza di Spier traspare senza che lui fosse bello, denti finti e pancetta scompaiono, perchè è la sua anima che esonda ricomponendo così l’anima di Etty – e del mondo- , ed è in questo movimento creativo e mai distruttivo che Etty trova la forza di comprendere che la depressione è solo un trampolino per un rinnovato tuffo nell’oceano della Vita e che anche se al mondo esistesse solo un Uomo degno di questo nome, varrebbe la pena di vivere e di osarla la Vita.   Cosa che lei appassionatamente e coraggiosamente fa.

Spier era uno psicochirologo, il suo libro “Le mani dei bambini” con la prefazione di Jung – di cui era stato per breve tempo allievo -aiuta a comprendere come i segni del corpo disegnino l’inestricabile relazione che abbiamo con il cosmo intero.

Sono anni terribili quelli dell’incontro tra Julius e Etty, anni dove la disperazione era di casa e l’indifferenza e l’odio arrivavano a inutile difesa del troppo male che si viveva, ma è proprio in questa indifferenza e in questo odio sempre più mortiferi che Julius sa parlare d’Amore e di Conoscenza e Etty è disposta e disponibile a questo incontro.

L’Amore è qualcosa che ti lega e che ti libera, responsabili e consapevoli di ogni nostra parola e di ogni nostro atto, diveniamo attenti ai bisogni e ai sogni dell’altro, ci educa all’attenzione e la gratitudine alla gratuità del dono ha solo un modo per esprimersi: lavorare sodo per renderlo/ renderci migliori .

E’ a questa Bellezza che l’educazione dovrebbe educare; i generi non sono optional – ormai drammaticamente intercambiabili – ma sono opportunità di vita piena; sono segni che marcano le nostre storie, sono disegni che si possono comporre per tradursi in Arte.

La storia che Julius e Etty ci donano parla ad ognuno di noi, rammentandoci che troppo spesso oggi buttiamo via l’opportunità di “nascere insieme “.

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