Progetto Bardamù

Di Patrizia Gioia
27 gennaio 2018, Milano

 

Ieri sono stata alla serata finale che Mohamed Challouf ha sapientemente organizzato e condotto allo Spazio Oberdan sul dialogo tra cinema tunisino e italiano, con il sostegno della nostra Fondazione Arbor.

Ho potuto vedere il film che Challouf stesso ha diretto, la storia della vita di un uomo – Tahar Cheriaa – che appassionatamente, tenacemente è riuscito a sensibilizzare alla Cultura un tempo e un paese non avvezzo alla “parola “. Dilagante era l’analfabetismo e dunque anche quel risveglio interiore che il segno della vera cultura incita, ad ognuno poi è dato operare per tentare la sua umanizzazione.

Il regista tunisino Mohamed Challouf

Il lavoro che Challouf ci ha mostrato è stato il lavoro di un uomo e della sua vita per la Cultura, con la creazione del Festival del Cinema di Cartagine; che ha coinvolto le tante realtà del paese africano così da creare davvero quel dialogo tra culture e tradizioni che per fondamento ha l’inseparabilità di Conoscenza e Amore.

Commovente per me il finale dove questo uomo, alla fine del suo grande lavoro che è stato inseparabile dalla sua vita, denuncia chi fa della Cultura qualcosa da sfruttare, non un bene da preservare e diffondere. L’amarezza e la denuncia delle sue parole mostrano la totale mancanza di quella cura e quell’attenzione che lui ha tentato per tutta la sua vita di coltivare e diffondere nel tessuto sociale, politico, economico del suo paese, che però qui va oltre un luogo geografico, andando a toccare la violenza che tutt’ora vive e che fa della Cultura merce da sfuttare.

Dopo questo film l’incontro con il regista Nacer Khemir – ( che la nostra Fondazione Arbor ben conosce per avere sostenuto la realizzazione del suo film “Looking for Mohiedin“, un film sulle orme di Ibn Arabi, filosofo, mistico e poeta arabo nato nel 1165 e morto nel 1240, la sua opera ha influenzato sia oriente che occidente e pare, seppure in modo indiretto, anche Dante e San Giovanni della Croce ) – e con il suo film “Les Baliseurs du desert“, presentato in versione restaurata.

Il regista tunisino Nacer Khemir

Nonostante il film fosse stato girato da Khemir 33 anni fa, ancora possente ne emerge tutta la magia, la poesia di un racconto che è il cammino dell’umano “verso”. Non esiste una meta, ma esiste l’aspirare, esiste il sogno e l’immaginazione, parti costitutive dell’essere che siamo e che solo la Poesia sa risvegliare.

Poeticamente vive l’uomo” scriveva Holderlin ed è di questa Poesia che il film parla, la Poesia che vive nella nostra quotidianità e che vede vivi e morti insieme, che vede la sabbia e il vento metafora della nostra vita. Inutile e stupido edificare monumenti, il cammino si fa ogni giorno e ogni giorno la via ha da farsi nuova, dentro e fuori di noi.

Una frase apparsa nel film di Challouf ” Tahar Cheriaa all’ombra del Baobab,” potrebbe essere esergo a questa  manifestazione:

gli idealisti sono persone gentili.

Sì, è proprio così, non rimaniamo indifferenti a queste parole, osiamo ogni giorno la gentilezza e osiamo un sentimento di gratitudine a chi ancora la pratica; certamente non i più, ma certamente chi “vive poeticamente”, quotidianamente camminando nel deserto, straordinaria metafora che ci indica come ciò che pare arido e impraticabile possa rivelarsi invece tesoro.

Un grazie alla Fondazione Arbor, mecenate del nostro tempo, che considera la Cultura un bene nel quale investire avendo come guida la diffusione di quel bene e non il suo sfruttamento.

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